america

forse un giorno
sulla soglia di casa
avrei raccolto
un bambino in fasce
stretto in braccio
per attraversare
un campo minato
	foglie marroni nella piscina
	una superficie su cui glissare
	fino al trampolino pronto
	all'esplosione di mille ciabatte
	di spugna oltre agli alberi
in palio una casa in periferia 
con giardino e vicini dai calzoni
bianchi seduti composti a tavola
	non basta 
	tornare a casa
	chiudersi a doppio 
	giro di chiavi
	guardare il buio
	tutte le sere




mio padre guidava
mia madre sbucciava le mele
io guardavo dal finestrino
immaginando

	lungo una lettera C dalle punte aguzzate a sinistra
	dei due estremi interrotti mancava la memoria
	a vent'anni la prima svolta a trent'anni la seconda
	il resto si sfumava negli occhi non vedenti

mio padre ci insegnava il croato sulla spiaggia
vuk era lento gli piaceva l'orologio meccanico
erika aveva il gommone però a vuk cadeva il costume
nel tirarlo su con noi mentre suzanne nuotava
il y a une meduse così le aveva toccato la gamba
pestavo formiche nell'erba dove c'era una cicala secca

	spingevo da sempre l'anima sui gomiti
	come facevo con la valigia piena di libri




la valle cadeva a picco nel buio
mentre si valutava il tempo
in eccesso per sentire il silenzio
tranciare netto le tempie
si poteva rantolare paura
tra affannosi respiri
oppure cercare una cabina telefonica
poi risalire in macchina
e spaccare i vetri dei vicini di casa




le porte dell'ascensore liberty
non si chiudevano del tutto
in via valfré 17 gennaio 2004
ho sudato un po' nel cappotto 
il terreno poteva sparire
l'ascensore saliva in diagonale
roteavano a lato i piani
porte vecchie contrapposte
torino trasuda sempre morte

ero un'ospite seduta sul davanzale
con i piedi a penzoloni
mia madre si è buttata 
per anni dalla finestra 
ma i fili della biancheria
sono stati il suo telone




da bambina camminavo
sulle ali degli aerei
a volte infilavo un braccio
nel tritacarne sull'ala destra
impassibile mio padre
mi tirava per la bretella
e chiudeva il finestrino
gli aerei sfondano le case 
per prendere quota
attraversano gli attici 
mentre al primo piano
la portinaia taglia 
una fetta di torta
i passeggeri abbassano 
i finestrini in un colpo
per una boccata d'aria 
passando sulla mongolia




i padri aprivano le mani
sulle trecce scompigliate
delle figlie iscritte al college
che si appoggiavano al vetro
con le forcine spezzate
e il gelo percorreva
i capelli impolverati 
le orecchie incapsulate
dita intirizzite sulle tempie
si paralizzavano i neuroni 

la neve cadeva sulla collina
in un rumore da trapanare 
l'anima esorcizzata a tutto
mentre noi un po' imbalsamati
fissavamo la microsuperficie 
spalmata di latte scremato e corn flakes
davanti ai mozziconi ghiacciati 
sepolti nel bianco sotto alla finestra

e pensare che dieci anni dopo 
sarebbero stati gli anni migliori
della poca vita di lamentele
proprio quando si alitava il ghiaccio
nell'aria percorsa dall'ululato di lupi 
in corsa sulla collina di neve sporca




se la costa del texas si aprisse sul lago maggiore
potrei uscire di casa e sedermi sulle panchine
vedere uno spazio chiuso e una scheggia di cielo
non i diecimila chilometri tra i continenti

tempero le matite sperando che diventino remi
posso sfogliarle per anni seduta a scrivere
sempre dirò le cose sbagliate a mia madre al telefono